735 151. Desiderando questo mercante astutissimo
guadagnare in più modi e ridurre a merito tutta la
vita terrena, volle essere guidato dalle redini dell'obbedienza
e sottomettersi al governo altrui. E così non solo
rinunciò all'ufficio di generale, ma per una obbedienza
più perfetta, chiese un guardiano personale da considerare
suo speciale superiore.
Disse infatti a frate Pietro di Cattanio, al quale aveva già
promesso santa obbedienza: «Ti prego, per amore di Dio,
di incaricare uno dei miei compagni a fare le tue veci a mio
riguardo, in modo che gli obbedisca devotamente come a te.
Conosco il frutto dell'obbedienza e so che non passa un momento
di tempo senza frutto colui che ha sottomesso il proprio collo
al giogo di un altro».
La sua domanda fu accettata e, ovunque, rimase suddito fino
alla morte, obbedendo sempre con riverenza al suo guardiano.
Un giorno disse ai suoi compagni: «Tra le altre grazie,
che la bontà divina si è degnata concedermi,
mi ha dato anche questa, che obbedirei con la stessa diligenza
ad un novizio di una sola ora, se mi fosse dato come guardiano,
e ad uno che fosse molto vecchio di religione ed esperto».
E concluse: «Il suddito deve considerare nel suo superiore
non l'uomo, ma Colui per amore del quale si è reso
suddito. Inoltre quanto più è insignificante
chi comanda, tanto più è meritevole l'umiltà
di chi obbedisce».